Descrizione
Il TLlab, sulla base della letteratura e delle esperienze di docenti che hanno sperimentato all’interno del Politecnico, propone i seguenti suggerimenti per supportare le/i docenti alla realizzazione di iniziative efficaci per insegnare in modo inclusivo ed equo, con consapevolezza sulle prospettive di genere e diversità. Attraverso esempi pratici e riflessioni, si offrono spunti per riconoscere e superare stereotipi, bias e disuguaglianze di genere nei contesti di apprendimento. L’obiettivo è valorizzare tutte le diversità, migliorando l’esperienza formativa, per contribuire attivamente allo sviluppo di una cultura accademica più responsabile. È inoltre possibile richiedere supporto al Centro Studi di Genere.

Premessa: perchè tener conto del genere in aula?
Il genere entra in aula perché è un aspetto della vita che ci accompagna quotidianamente. «In generale, un approccio di genere parte dall’idea che esso sia una sorta di master identity, un aspetto di fondo e allo stesso tempo performativo della nostra soggettività, tanto che (un certo tipo di) maschilità o femminilità diventano per ciascuno di noi la nostra unica, irrinunciabile pelle.» (Roberta Sassatelli, Introduzione. Fare genere governando le emozioni, in “Rassegna Italiana di Sociologia, 4/2014, p. 634, doi: 10.1423/78744).
Bias di genere nell’insegnamento
I bias di genere nell’insegnamento (e nell’apprendimento) iniziano già dalle scuole elementari. «Esiste un mondo popolato da valorosi cavalieri, dotti scienziati e padri severi ma anche da madri dolci e affettuose, casalinghe felici, streghe e principesse; in questo stesso mondo i bambini sono indipendenti, coraggiosi e dispettosi mentre le loro coetanee – bionde e carine – vestono di rosa, sono educate e servizievoli, a tratti pettegole e vanitose. Questo universo fantastico è quello con cui si interfacciano quotidianamente i bambini e le bambine che frequentano le elementari, quando leggono le storie raccolte nei loro libri di lettura. All’inizio del Duemila la scuola italiana continua a tramandare modelli di mascolinità e femminilità rigidi e anacronistici, sulla base dei quali gli alunni dei due sessi andranno a strutturare le rispettive identità di genere.» (Biemmi, Irene. Educazione sessista. Rosenberg & Sellier, 2017, https://doi.org/10.4000/books.res.4626).
Gli stereotipi di genere possono venire esacerbati ad ogni ciclo scolastico, culminando nei documentati gender gaps che caratterizzano l’insegnamento universitario delle discipline STEM (acronimo di: Science, Technology, Engineering and Mathematics). (Kube, D., Weidlich, J., Kreijns, K. et al. Addressing gender in STEM classrooms: The impact of gender bias on women scientists’ experiences in higher education careers in Germany. Educ Inf Technol 29, 20135–20162 (2024). https://doi.org/10.1007/s10639-024-12669-0)
Punti di attenzione nei gruppi di laboratorio e team studenteschi
Il lavoro di squadra in gruppi di laboratorio o team studenteschi è sempre più considerato come una componente importante nei programmi dell’istruzione ingegneristica in tutto il mondo: è necessario però considerare anche alcune potenziali criticità del teamwork. La letteratura mostra che le studenti spesso hanno esperienze negative nei team e i pregiudizi di genere permeano tutti i livelli del teamwork; le studenti tendono ad assumere ruoli gestionali piuttosto che tecnici; le attuali pratiche di teamwork possono esacerbare le disuguaglianze di genere in un contesto ingegneristico.
È usuale che le/gli studenti vengano assegnati ad un gruppo in base a determinate caratteristiche (genere, livello di esperienza, background accademico, provenienza geografica e/o lingua,…). Talvolta si tende semplicemente a “sparpagliare” le donne in modo randomico nei gruppi, ma questo può costituire un problema soprattutto laddove le donne siano in netta minoranza numerica (es. corsi di informatica, meccanica, aereospaziale, ecc.).
Ecco alcuni punti di attenzione sull’assegnazione dei gruppi:
- un’indicazione che compare frequentemente in letteratura è di non lasciare una donna sola in un gruppo di uomini (vale anche per eventuali altre persone marginalizzate, es. Erasmus).
- alcune ricerche sui benefici dei team omogenei hanno rilevato che i gruppi composti da sole donne portano a risultati migliori per le donne in termini di voti e autoefficacia.
- quando le/gli studenti si autoselezionano i ruoli, le donne finiscono per assumere ruoli gestionali e organizzativi (es. preparano il report di laboratorio, anziché scrivere codice, o saldare componenti su una basetta). Questo è un problema perché, nonostante la retorica sull’importanza delle competenze “soft” o “professionali”, le competenze “tecniche” rimangono le più apprezzate nella pratica.
- per evitare questo fenomeno di genere, si dovrebbero assegnare e «ruotare» i ruoli nel team
- non è sufficiente istruire gli studenti a non lasciare alle donne i ruoli non tecnici.
Per quanto riguarda l’efficacia del team:
- non è importante valutare solo il risultato o prodotto della collaborazione del gruppo, ma anche come il lavoro di squadra influisce sull’apprendimento e sul benessere di ogni persona del gruppo;
- la focalizzazione sul prodotto diventa un problema quando si considera il genere nel lavoro in team: molte ricerche sulle esperienze delle/degli studenti mostrano che bias di genere ed esperienze negative sono prevalenti per le studenti (es.: non sono riconosciute nel proprio contributo, vengono, «intellettualmente marginalizzate», le loro idee vengono ignorate), e che le donne hanno una visione meno positiva del lavoro in team rispetto agli uomini.
Spunti per facilitazione e cooperazione:
- esistono alcune risorse per aiutare le/i docenti con aspetti di facilitazione del gruppo (es. metodo Jigsaw).
Suggerimenti per la preparazione di materiale didattico inclusivo
Nel preparare le slide e altri materiali per i corsi, si suggerisce di revisionare in modo critico immagini, video e testi, valutando la presenza di stereotipi di genere, eventualmente chiedendo supporto a esperte/i del settore, e prestando particolare attenzione a cosa propongono le IA generative, che non sono scevre da bias (M. Zhou et al. (2024) Bias in Generative AI, https://doi.org/10.48550/arXiv.2403.02726).
Si può inoltre utilizzare la Guida Pratica per una comunicazione inclusiva predisposta allo scopo di diffondere nella comunità politecnica alcune linee guida essenziali per il corretto utilizzo del linguaggio inclusivo.
Si suggerisce inoltre di inserire fra le slide della prima lezione del corso il Kit del CUG contro la violenza di genere con il commento: «Sperando che non serva mai, ma se avete bisogno di aiuto o se sentite che qualcuna ha bisogno di aiuto…». Ne esiste anche una versione in inglese che può essere utile nelle classi internazionali: KIT against gender-based violence.
Carriere Alias
Il Senato Accademico Polito, il 20 luglio 2021, ha approvato l’adozione di un nuovo iter procedurale per l’attivazione di carriere alias. La “carriera alias” è volta a creare un’identità alternativa che sostituisce i dati anagrafici con il nome “di elezione” scelto dalla persona in transizione, all’interno del sistema informativo di gestione amministrativa. Può essere utile per le/ i docenti essere informati su questa procedura.
Sperimentazione di moduli dedicati alla dimensione di genere
Per chi volesse sperimentare in classe moduli dedicati alla dimensione di genere, per contribuire in modo più sostanziale e profondo al cambiamento culturale e coinvolgere attivamente le/gli studenti è possibile immaginare scenari adattabili ad alcune materie:
- Esempio già implementato al Politecnico di Torino: nel corso di Economia e Organizzazione Aziendale (Ingegneria Gestionale), il Prof. Federico Caviggioli tiene una lezione sul bilancio di genere e sul perché il tema è importante in economia.
- Nei corsi di informatica/data science è possibile immaginare scenari che indagano gender gaps analizzando database nei quali è contenuta l’informazione sul genere e/o sviluppare modelli AI che aiutino a superare i bias di genere. Su quest’ultima tematica si segnala in ateneo il lavoro della Prof. Tania Cerquitelli con il progetto E-MIMIC (Empowering Multilingual Inclusive comMunICation, 2023-2025, finanziato dal MUR nell’ambito della call PRIN-22).
Alcune linee guida
Nel seguito si riportano alcune linee guida per un insegnamento inclusivo e rispettoso delle diversità:
